ENRICO FABBRI: La volontà dell’ottimismo

“La barca è una metafora dell’esistenza, io mi sono sempre buttato, non ho mai avuto paura di sfidare le onde”. Di onde ne ha sfidate davvero tante, Enrico Fabbri, quelle pericolose che spazzano il mare, e quelle ancora più insidiose che riserva la vita, soprattutto per uno come lui che è tra quelli che hanno fatto la storia dell’imprenditoria Riminese. Le fotografie di cui è costellato il suo ufficio, al primo piano della sede della Vulcangas in via Famignano a Poggio Torriana, raccontano di un amore smisurato per il mare e per il vento. Enrico è ritratto in piedi sullo scafo, intento a scrutare con ottimismo l’orizzonte, mentre le vele si gonfiano, la prua sferza l’acqua e l’equipaggio si affaccenda attorno alle cime. Enrico è sempre stato così: uno abituato a navigare con il vento di bolina, a prendere di petto le avversità rivoltandole a suo favore. Sulla sua vita si potrebbe scrivere un libro. E infatti qualcuno ha pensato di farlo. Si intitola “A tutta randa” (Pazzini Editore) ed è firmato da Valerio Lessi.

libro

Come tanti riminesi, anche lei ha mosso i suoi primi passi nel mondo del turismo. Cosa ricorda di quegli anni?

“Nel 1955 mio padre Mario aprì in via Gubbio, a Rimini, il Cigno d’oro, una pensione a conduzione famigliare. In seguito ne arrivarono altri: il Blue Ribbon e l’Helios a Rivazzurra. Erano quelli gli anni del grande boom economico: tutti, d’estate, volevano venire in vacanza in Riviera. Il mondo del turismo balneare era in fermento, si costruivano nuove strutture ovunque. Anche noi ci davamo da fare. Avevamo clienti che arrivavano dal Nord Italia, Milano, Como, e anche diversi tedeschi. Ho passato le estati della mia infanzia e della mia adolescenza al Cigno d’oro. Lavoravo alla reception, gestivo arrivi e partenze, e davo una mano a mia mamma a mandare avanti l’attività. Nel frattempo studiavo
anche per la maturità. I ritmi erano infernali, ma a quel tempo andava così, non ci si poteva fermare un
attimo, si andava a letto alle quattro del mattino e poi si ripartiva all’alba”.
Non tutti sanno che nel 1973 assunse la guida dell’Atam, l’azienda del trasporto pubblico riminese, dove fu promotore di una grande rivoluzione.

“Arrivai alla guida dell’Atam all’età di 26 anni, da poco laureato. Ero giovanissimo, ma mi rimboccai subito le maniche per valorizzare il trasporto pubblico locale, rendendolo un’alternativa credibile alla macchina. All’epoca in tanti spingevano per mandare in pensione i vecchi filobus, sostituendoli con mezzi a petrolio. Nessuno ormai li costruiva più, così decidemmo di farceli da noi, contattando varie aziende fornitrici: la Volvo, la Mauri, la Ansaldo. Il risultato fu un nuovo filobus, il Rim – Volvo, che tra l’altro fu presentato al congresso mondiale di Montreal del trasporto del 1978. Ancora oggi ne conservo un esemplare qui nel cortile nella mia azienda, a Poggio Torriana, dove tutti possono vederlo”.

fabbri sede

Il nome dei Fabbri è legato a filo doppio al marchio Vulcangas, oggi leader nel settore della distribuzione dei gas Gpl e Lng. Come nasce l’azienda?
“Il principio fù di Mio padre Mario che insieme ad alcuni amici, realizzò un deposito di stoccaggio di Gas. Questa realtà fece da apripista a quella che poi oggi è Società Italiana Gas Liquidi Spa-Vulcangas. Il primo amministratore delegato fu mio fratello Giorgio. Dopo l’incidente che gli costò la vita, presi il suo posto al timone dell’azienda. Ero già stato all’Atam e avevo diretto un’altra impresa di famiglia, la Steelmobil, che avevo contribuito a lanciare a livello mondiale, la nuova sfida mi piacque subito. Dopo i primi anni di rodaggio, la Vulcangas iniziò una crescita inarrestabile. La nostra rete di depositi si allargò a varie Regioni d’Italia, dalla Lombardia alle Marche passando per Piemonte, Umbria, Molise e Abruzzo. Contemporaneamente si sono moltiplicate anche le nostre filiali. Io ho sempre avuto la tendenza a far crescere ed espandere le aziende che dirigevo, anche a costo di assumermi dei rischi importanti. L’azienda deve proliferare, dare lavoro e portare un valore aggiunto al territorio in cui si trova.
La nostra crescita ha varcato i confini dell’Italia, arrivando fino in Jugoslavia.
Allora facemmo nascere la Europlin che in pochi anni divenne il primo operatore del mercato dei balcani. I miei interlocutori erano Inko Starec, Karel Vukovic e Janko Kosmina già presidente della IstraBenz, oggi OMV, e grande olimpionico velista.
Oggi l’azienda continua a consolidare il suo ruolo all’interno del mercato italiano ed Europeo. Da sempre
parte dei nostri sforzi vanno nella direzione di una maggiore sostenibilità ambientale, un tema importante per il futuro del nostro pianeta. Nei mesi scorsi, ad esempio, abbiamo eseguito presso la nostra stazione di Rimini il primo rifornimento di un camion con Bio-GNL, gas naturale liquefatto, non derivante da materiale fossile bensì da scarti agricoli. Un passo in avanti importante verso un mondo più pulito”.
Nella sua vita ha dovuto affrontare anche tante avversità, una su tutte: l’ictus.
“Non potrò mai dimenticare quella notte del 2 agosto 1999. Ero tornato da un incontro a Milano dove
avevamo trattato un affare davvero importante insieme ad altre società del settore. I ricordi di quella notte mi commuovono ancora. Fui trasportato d’urgenza all’ospedale Infermi e da lì inizio il mio calvario. Ho trascorso 23 giorni di ricovero a Rimini, poi fui trasferito al centro di riabilitazione San Giorgio di Ferrara. Quell’evento, per me, è stato una sorta di spartiacque. E’ stato difficile ritornare alla normalità, soprattutto è stato difficile riconquistare l’uso del linguaggio e della parola, dopo che per molto tempo avevo avuto difficoltà ad esprimermi correttamente. E’ un’esperienza che mi ha segnato in maniera indelebile e che da un certo punto di vista mi ha fatto maturare tantissimo. Ringrazio la mia famiglia, che mi è sempre rimasta a fianco e non mi ha mai fatto mancare affetto e sostegno” .

fabbri barche         barca vulcangas

Un grande imprenditore, ma anche un ‘lupo di mare’. Come nasce la sua passione per la barca a vela? 

“Pur abitando in una città di mare, per tanto tempo non mi sono mai interessato di nautica. Un mio vecchio amico, Francesco Bernardi, che lavorava in banca, mi ripeteva sempre: ‘allora, quando facciamo la barca?’. Un giorno, verso i 44-45 anni, ho capito che era arrivato il momento di buttarsi in questa nuova avventura. La barca, come ho già detto, per me è sempre stata una metafora della vita. Il lavoro di squadra è fondamentale, non si arriva in fondo ad una regata se ogni membro dell’equipaggio non fa la sua parte. Alla barca sono legati tantissimi ricordi ed è anche quella che mi ha regalato grandi soddisfazioni, a livello sportivo e non solo.
Con il tempo ho imparato a non avere paura del mare in tempesta, a sfidarlo come ho sempre fatto nel corso della mia vita con i problemi che mi si sono parati davanti”.

Scarica articolo: https://www.geronimo.news/media/sfogliabili/1613848900_geronimo-29-bassa-2.pdf

A tutta randa, l’avventura umana di Enrico Fabbri

La barca metafora della vita

Chi fa una passeggiata in via Destra del Porto a Rimini, lungo il porto canale, può notare, all’altezza di un distributore di carburante, una barca ormeggiata che ha sullo scafo il marchio Vulcangas. E’ la barca di Enrico. Apparentemente silenziosa, se la si interroga è capace di raccontare molte storie che tutte hanno la caratteristica di essere metafora della vita.

Tutti coloro che hanno contribuito a scrivere questa piccola grande storia, hanno descritto il protagonista (Enrico) come una persona desiderosa di amicizia, capace di dare e di trasmettere il gusto dell’amicizia e la volontà dell’ottimismo. Enrico è fatto proprio così: crede nella vita, nella positività dell’esistere.

Di seguito la fotogallery della serata

Enrico Fabbri (1947), figlio di albergatori, si è laureato in ingegneria civile trasporti a soli 24 anni. E’ stato direttore dell’ Atam di Rimini dal 1974 al 1979  divenendo protagonista dell’innovazione filoviaria in Italia. Dal 1980 al 1990 è stato titolare della Steelmobil (azienda sedie metallo con esportazione in Europa ed in America). Dal 1984 è Presidente Vulcangas.

Con un filo di GAS

la fortuna di Vulcangas: la capacità di adattarsi alle evoluzioni del mercato

Ci può essere un cuore grande anche in un lavoro apparentemente arido come la commercializzazione di gas. In altre parole: la fortuna di un’azienda come la Società Italiana Gas Liquidi Spa – e del suo marchio commerciale conosciuto in tutta Italia, cioè Vulcangas – non dipende soltanto dalle pur oculate scelte strategiche e dall’espansione di un mercato come quello del GPL e GNL, ovvero il prodotto principale nell’economia del Gruppo.Sede torriana Vulcangas - uffici amministrativi autotrazione

Per diventare una realtà che fattura oltre 100 milioni di euro (anche se il fatturato varia di anno in anno in base alle alle oscillazioni del mercato petrolifero e all’andamento anticiclico del settore specifico) è necessario essere dinamici e veloci nel reagire alle mutazioni del mercato.

Vulcangas è una realtà che occupa un centinaio di dipendenti e che nel ramo dell’autotrazione, possiede ormai una 50 di distributori a marchio proprio è importante anche l’aspetto umano.

La nostra è un’azienda giovane, spiega il dott. Giacomo Fabbri,da sempre cerchiamo di assumere professionisti, molti dei quali laureati, di formarli e farli crescere all’interno del gruppo.

Enrico Fabbri & Giacomo Fabbri - Vulcangas - GNL - GPL - rivista platinium aziende e protagonisti - giugno 2008